Prevenzione e diagnosi
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Il carcinoma prostatico è un tumore maligno in progressivo aumento che, se non diagnosticato e trattato, può influenzare la prognosi e la qualità della vita del paziente, fino ad avere un impatto negativo sulla vita stessa.
La diagnosi precoce, aspetto fondamentale nella gestione di questa patologia, si basa oggigiorno su tecnologie avanzate e all’avanguardia.
L'esplorazione digito-rettale e l'ecografia da sole sono strumenti diagnostici poco efficaci in termini di prevenzione oncologica: soprattutto in considerazione del fatto che, con l'ecografia, la maggior parte delle lesioni neoplastiche prostatiche risultano difficilmente distinguibili quando invisibili rispetto al parenchima normale e non differenziabili sempre dalle lesioni infiammatorie. Rimane un valore importante quello del PSA, ponendo attenzione in questo caso soprattutto al valore totale, oltre all'eventuale trend di crescita nel tempo e alle diverse percentuali ricavate dal totale.
Negli ultimi anni ha quindi assunto un ruolo centrale e fondamentale la risonanza multiparametrica della prostata, una metodica che non fa uso di radiazione ionizzanti ed è pertanto da considerarsi non invasiva.
La RM multiparametrica, in virtù della sua elevatissima sensibilità a riconoscere tumori clinicamente significativi e il suo elevato valore predittivo negativo, ha assunto un importante ruolo nell'individuazione primaria del carcinoma prostatico, nella sua stadiazione, nel monitoraggio durante la risposta alle terapie e nella stratificazione dei pazienti candidati a terapie focali.
La diagnosi istologica del tumore prostatico è necessaria e fondamentale per cominciare qualsiasi forma di iter terapeutico, pertanto la biopsia prostatica è il normale completamento, nella maggior parte dei casi, della risonanza multiparametrica della prostata.
Fino a qualche anno fa il procedimento più usato di biopsie prostatiche si basava sulla tecnica random che prevedeva l’esecuzione di multipli prelievi secondo uno schema bioptico sistematico composto da un numero variabile tra 12 e 36 prelievi, per via transrettale o transperineale (“Metodo San Sebastiano”). Si stima che questo procedimento sotto semplice guida ecografica non sia in grado di diagnosticare fino al 30-35% dei tumori clinicamente significativi.
Oggi, grazie alla RM multiparametrica, è invece possibile eseguire biopsie miratenelle aree sospette e in questo ambito la potenzialità più alta della tecnologia d'imaging viene espletata dalla biopsia prostatica effettuata direttamente sotto guida di Risonanza Magnetica (In-Bore) guidata dal robot. Si tratta di una tecnica nuova, che potremmo però definire con il termine ancora ben appropriato di biopsia “stereotassica”, in cui la biopsia è eseguita con il paziente all’interno del magnete, con la possibilità di vedere direttamente il nodulo sospetto alla RM e di controllare durante la biopsia il tragitto dell’ago e la sede del prelievo.
Il prelievo bioptico si esegue in tempo reale, tramite l'utilizzo di un braccio robot semi-automatizzato e un software che aiuteranno il radiologo nel calcolo delle coordinate necessarie al preciso posizionamento dell’ago nell’area prostatica sospetta per neoplasia. La procedura è in genere ben tollerata e veloce, e si esegue in regime ambulatoriale.
I vantaggi delle biopsie mirate RM guidate (“In-Bore”) consistono soprattutto nella maggiore sensibilità nell’identificare tumori prostatici clinicamente significativi (cioè maggiormente aggressivi e meritevoli di terapia chirurgica o radioterapica/ormonale) e nella riduzione della diagnosi di tumori clinicamente non significativi (limitando quindi il numero di interventi chirurgici solo ai pazienti che veramente ne possano trarre beneficio).